L’elettronica è stato il miglior modo per veicolare quello che aveva da dire

Il 29 marzo è uscito su tutte le piattaforme streaming e in digital download Mia, il nuovo album di inediti di Valeria Vaglio, a distanza di ben cinque anni dall’ultimo lavoro discografico. Il disco è stato anticipato dal singolo Mi faccio un regalo, il cui video è stato girato interamente a Parigi.

L’album racconta una storia che si estende nell’arco di un anno ed è nato dall’esigenza di raccontare la rabbia che l’artista aveva dentro di sé. Mia, scritto in pochissimi mesi, è frutto dell’incontro di Valeria Vaglio e dei produttori Vittorio Giannelli e Giampaolo Cantini che hanno realizzato l’idea che l’artista aveva da tempo: aprire il suo cantautorato alla musica elettronica.

Noi di Rumors.it abbiamo intervistato Valeria Vaglio che, a proposito di Mia ci ha parlato proprio di questa esigenza:  “L’album Mia è nato dalla necessità di esprimere una rabbia che avevo. Perché nel momento in cui mi sono resa conto che stavo un po’ scomparendo, quando veniamo trattati in modo diverso rispetto a quello che ci aspettiamo, in questa occasione bisogna un attimo alzare la testa e dire: aspettate un attimo, forse è arrivato il momento di riprendere possesso di se stessi.”

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Dal punto di vista contenutistico l’album esprime la rabbia della cantante, mentre dal punto di vista formale questo album segna l’incontro tra la musica cantautoriale e la musica elettronica. A questa affermazione Valeria risponde cosi: “Ho abbandonato l’idea dell’acustico perché avevo bisogno di variare e sperimentare cose nuove perché mi stavo ripetendo e questa cosa mi stava annoiando. La musica elettronica è stato il modo migliore per veicolare quello che avevo da dire”.

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L’album Mia è stato preceduto dal singolo Mi faccio un regalo, il cui video è stato girato interamente a Parigi. Ma cosa si è regalata l’autrice? “Mi sono regalata questo album che non era previsto, quindi è stato assolutamente una scoperta. Ma soprattutto mi sono regalata una consapevolezza; la consapevolezza di essere me stessa sempre a prescindere dall’idea che le persone si possano fare di noi in generale. Ho tolto tutte le sovrastrutture, tutte le aspettative che mi pesavano sulle spalle e sono andata avanti per la mia strada senza preoccuparmi del giudizio altrui.”

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Una delle cose più interessanti che compie l’artista riguarda il suo impegno nel sociale. Tale impegno la porta ad essere vicina ad Amnesty International, oltre a questo sostiene i movimenti per i diritti di gay e di lesbiche. “Sono cose che faccio molto naturalmente, l’ho sempre fatto per scelta e non per strumentalizzare questi temi perché credo che un artista possieda una voce in più rispetto al resto del mondo. Quindi perché non sfruttarla anche per sensibilizzare il mondo comune?”.

Ma tornando alla musica e all’accesa discussione avvenuta per Sanremo, abbiamo chiesto a Valeria se è felice per la vittoria di Mahmood?. Valeria a tale domanda risponde molto naturalmente: “Si ma ho sentito la playlist da spotify. Non l’ho sentita dal vivo perché so che ci sono una serie di variabili quando un artista si esprime sul palco di Sanremo dal vivo. e quando ho sentito Mahmood ho capito che era un pezzo veramente figo”.

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Per quanto riguarda i talet show l’artista dice che non li guarda, ma crede che in questo momento sia l’unica vetrina vera per cui un giovane possa mostrarsi e manifestarsi: “Ovviamente si scende a compromessi per mostrarsi a quei livelli, e io in questo momento a compromessi non scenderei mai. Però credo che il valore artistico di un’artista giovane possa venire fuori anche dai talent.”

L’ultima domanda, ma ovviamente non la meno importante, riguarda l’ispirazione da cui Valeria prende spunto: “Ascolto molta musica italiana, ma anche lontana da me quindi ascolto la trap, come ascolto la musica indie, non ho delle preferenze particolari. Secondo me tirare fuori qualcosa di nuovo è un po’ una contaminazione ed è questo che aiuta l’artista, senza doversi per forza ispirare a qualcuno”.

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