Achille Lauro sul palco del Festival di Sanremo / Foto: IPA
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Un ulteriore spiegazione delle sue scelte

Quello appena conclusosi è stato un Sanremo particolare. Partito un po’ in sordina, ha dato grandissime soddisfazioni al pubblico e soprattutto a quello dei social, più affamato di clamore e colore. Come non amare (e commentare!) le esibizioni e il twerking di Elettra Lamborghini, l’abbandono improvviso di Bugo e il suo ritorno, sereno, all’Altro Festival e, più di tutto, l’estro di Achille Lauro.

Il trapper, che aveva già partecipato (e creato polemica) l’anno scorso con il brano Rolls Royce, considerato da alcuni un inno alla droga, ha voluto quest’anno mettere su delle vere e proprio performance artistiche, una diversa per ogni esibizione. Lui e Boss Doms sono stati proclamati i vincitori da centinaia di fan e appassionati sui social network, e queste sono state le parole di Lauro alla fine di questa esperienza:

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Foto: Luca D’Amelio

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“Un anno fa ho iniziato ad immaginare la mia musica in modo diverso: volevo creare una performance artistica che suscitasse emozioni forti, intense e contrastanti, qualcosa che in pochi minuti fosse in una continua evoluzione visiva ed emotiva. Una piece teatrale lunga 4 minuti.”

“Me ne frego è un inno alla libertà sul palco più istituzionale d’Italia. La mia speranza è che potesse scuotere gli animi degli insicuri e le certezze di chi è fermo sulle sue certezze, perché è sempre fuori dalla propria ‘zona di comfort’ il posto in cui accadono i miracoli. Me ne frego, vado avanti, vivo, faccio: questo è il messaggio che ho voluto dare con la canzone, è questo è il vero senso della scelta dei personaggi che io, il mio coodirettore creativo Nicoló Cerioni e il mio manager e responsabile progetto Angelo Calculli abbiamo pensato di portare sul palco dell’Ariston. Menefreghisti positivi, uomini e donne liberi da qualsiasi logica di potere.”

La confessione di Achille Lauro | CLICCA QUI

“Un Santo che se ne è fregato della ricchezza e ha scelto la “libera” povertà, un artista che se n’è fregato dei generi e delle classificazioni sessiste, una Marchesa che, a dispetto del suo benessere, ha scelto di vivere lei stessa come un’opera d’arte, diventando una mecenate fino a morire in povertà e una regina che ha scelto la morte, evitando di curarsi abdicando, pur di restare a proteggere e vivere per il suo popolo.” Che ne pensate?

P.L.

Foto: Luca D’Amelio

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