Da Cleopatra ad oggi i gossip e i rumors che hanno condizionato l’umanità.

Guerre, rivoluzioni, persecuzioni, suicidi celebri… Talvolta i grandi cambiamenti della storia sono stati causati da calunnie, dicerie, voci incontrollate. Alla “forza del pettegolezzo” è dunque dedicato il nuovo numero di Focus Storia, il mensile diretto da Marco Casareto in edicola a partire da questa settimana.

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In tempi in cui non c’erano i mezzi d’informazione, le notizie correvano di bocca in bocca. Voci incontrollate, false credenze e bugie belle e buone diffuse ad arte hanno così condizionato gli eventi determinando svolte impreviste, disastri personali e disfatte militari. Il gossip, i rumors come motori della Storia…

Nelle diverse epoche si sono verificati esempi clamorosi: dalla notizia del falso suicidio di Cleopatra (30 a. C.) – che però spinse Antonio a suicidarsi per davvero –  fino alle illazioni sull’esistenza di un presunto complotto giudaico che fu all’origine dell’odio antisemita nell’Europa moderna.

Ma anche nell’epoca contemporanea, nonostante la presenza dei mass media, il diffondersi di dicerie e pettegolezzi ha causato rivolgimenti imprevisti. Tra i casi più clamorosi vi è senza dubbio la caduta del Muro di Berlino: ad “anticipare” l’apertura ufficiale della frontiera tra Est e Ovest fu il ministro della propaganda, Günter Schabowski, che, appena rientrato dalle ferie ed evidentemente male informato, dichiarò aperti i posti di blocco spingendo la gente di Berlino a riversarsi nelle strade.

Talvolta le notizie erano invece sapientemente “pilotate” per arrivare a un obiettivo ben preciso. Come accadde durante la guerra in Vietnam. Nel 1964, infatti, il nuovo presidente Usa Lyndon Johnson affermò che siluri vietcong avevano colpito una nave statunitense: la notizia era falsa, ma ciò fu sufficiente per dare seguito all’escalation militare degli Usa.

In anni recenti, si potrebbe ricordare la “bufala” dello yellowcake (uranio grezzo) che giustificò l’inizio della seconda guerra degli Usa contro l’Iraq: il 28 gennaio 2003, infatti, il presidente George W. Bush accusò il governo iracheno di aver acquisito uranio dall’Africa per costruire armi atomiche. Come fu dimostrato in seguito, la “notizia” risultò priva di fondamento.

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